
Colleferro, 5 ottobre 2024 – Si avvicinano le mie nozze di argento. Tagliare il nastro di venticinque campionati italiani sarà un bel traguardo e significa anche aver visto tanta acqua passare sotto i ponti. Molta acqua sporca ma anche torrenti limpidi, freschi che da sempre ti restituiscono l’energia per dirti “dai, sù, proviamoci ancora una volta!”. Torrenti che hanno nomi, facce, occhi. Il Boncia, Visa, Bardu, Ale, Fabio, Tibe, Cecca, Riccio, Catta, Biagio, Leti, Gab, Gabriele, Lobo, Cece, Mirco, Bomber, Fara, Marco, Goro.
Acqua limpida. Amici.
Ho giocato una vita a calcio a buoni livelli, conosco benissimo le dinamiche di spogliatoio e il significato di parole come “condivisione”, “sacrificio”, “altruismo”. Quando tutto questo lo ritrovo nel calcio in miniatura è pura gioia. Quest’anno mi sono presentato ai Campionati Italiani in condizioni inguardabili, senza allenamento e con la testa non certo settata su “On”. Ma ho avuto intorno a me una cortina di ferro, una falange romana, opliti con gli scudi in mano a coprire e difendere. A protezione di chi , in quel momento, non poteva offendere. Il sabato non avrei buttato dentro quella maledetta pallina neanchè con le mani, niente andava come doveva. Eppure mi sembrava di esserci. Ma niente; come arrivavano mi bucavano. Ho sudato come non mai per strappare quei pareggi a reti inviolate, consapevole che se non avevo i mezzi per offendere dovevo provare a difendere. In tutto questo, quando alzavo gli occhi, il tabellone mi diceva che i miei compagni facevano il resto. Anche per me.
Quando arriverà il giorno nel quale le miniature diventeranno un prezioso ricordo questa sarà la sensazione che rimarrà stretta e probabilmente commuoverà. Non ricorderò le vittorie individuali, le tante coppe, medaglie e trofei che sporadicamente fanno sfoggio di sè su qualche mensola. Resterà indelebile il ricordo di quando, incapace di influire, i miei compagni di squadra andavano a vincere sorreggendo la mia delusione. Risuoneranno in testa quelle urla, “sono sopra”, “ho segnato”, “l’ho chiusa”. Saranno incancellabili quegli abbracci che mi arrivavano nel momento in cui stavo mestamente rimettendo le miniature nella valigetta dopo l’ennesima partita nella quale non avevo portato punti. Abbracci che trasformano una sconfitta personale in una magnifica vittoria, che ti fanno sentire il più forte del mondo perchè sì, se hai questi compagni di squadra significa che sei il più forte del mondo. Perchè le vinci tutte, a prescindere!
Come sempre m’importa una sega di scrivere dei risultati, quelli ve li guardate. Comunque siamo a due punti dalla prima e siccome siamo Firenze, fiorentini anche i bergamaschi, al ritorno, dentro le nostre vene rimarrà solo aria perchè anche quelli a casa daranno tutto per sostenere questo cazzo di maglia che da quasi venticinque anni porto sulle spalle.
FORZA FIRENZE, SEMPRE!!!

